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Category ArchiveApprofondimenti

Agevolazioni

Di seguito elenchiamo le principali agevolazioni contributive, in vigore, per le imprese:

Apprendistato

Definito come un contratto a tempo indeterminato, finalizzato alla formazione e all’occupazione dei giovani. Si rivolge a tutti i datori di lavoro, compresi i datori di lavoro agricoli. Può avere durata per un massimo di 36 mesi (in base alle varie casistiche) ed è prevista per tutto il periodo, un’aliquota contributiva ridotta sia per il lavoratore che per il datore di lavoro.

Incentivo occupazione stabile giovani

Esonero contributivo triennale, previsto per i datori di lavoro privati, che assumono i giovani under 35, che non sono mai stati titolari di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. E’ previsto uno sgravio contributivo del 50% sui contributi previdenziali – con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL –  per un importo massimo di € 3.000,00 annui.

Disabili

Incentivo, che si rivolge ai datori di lavoro privati (soggetti o meno all’obbligo di assunzione) compresi gli enti pubblici economici, per l’assunzione di soggetti con rapporto di lavoro a tempo indeterminato con disabilità fisica o psichica. Contributo pari a 70% della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali, nel caso di lavoratori che abbiano una riduzione della capacità lavorativa superiore al 79% o, affetti da disabilità intellettiva e psichica che comporti una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45%; 35% della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali, per l’assunzione di persone con una riduzione della capacità lavorativa compresa tra il 67% e il 79%. La durata del beneficio varia in base alle caratteristiche del lavoratore e alla tipologia di rapporto instaurato.

Percettori di Naspi

Incentivo per i datori di lavoro che assumono a tempo pieno e indeterminato i beneficiari della Naspi. E’ previsto un contributo mensile del 20% dell’indennità Naspi residua che sarebbe stata corrisposta al lavoratore.

Donne 

Sgravio contributivo per l’assunzione a tempo determinato o indeterminato di donne rientranti in particolari casistiche. E’ prevista una riduzione dei contributi pari al 50%. Le lavoratrici devono essere prive di impiego da almeno 24 mesi (o da 6 mesi se risiedono in aree svantaggiate o lavorano in una professione/settore con disparità occupazionale di genere). L’agevolazione è concessa per un massimo di 12 mesi in caso di tempo determinato, elevati a 18 mesi in caso di assunzione o trasformazione a tempo indeterminato.

Over 50 

Sgravio contributivo per l’assunzione a tempo determinato o indeterminato di soggetti con almeno 50 anni di età disoccupati da oltre 12 mesi. E’ prevista una riduzione dei contributi pari al 50%. L’agevolazione è concessa per un massimo di 12 mesi in caso di tempo determinato, elevati a 18 mesi in caso di assunzione o trasformazione a tempo indeterminato.

Percettori di CIGS 

Incentivo per le assunzioni a tempo pieno e indeterminato di soggetti in CIGS da almeno tre mesi, mentre l’impresa di provenienza lo deve essere da almeno sei. Per 12 mesi la quota di contribuzione a carico del datore di lavoro è uguale a quella prevista, in via ordinaria, per gli apprendisti. Contributo mensile pari al 50% dell’indennità che sarebbe spettata al lavoratore per un periodo variabile in base all’età di quest’ultimo, come di seguito indicato: a) 9 mesi per lavoratori fino a 50 anni; b) 21 mesi per lavoratori over 50; c) 33 mesi per lavoratori con più di 50%, che risiedono nelle aree del Mezzogiorno e in quelle con alto tasso di disoccupazione.

Pensioni – uscita anticipata dal mondo del lavoro

Nell’ambito della revisione della legge Fornero e precedenti, riguardanti il sistema pensionistico, dal 2019 in via sperimentale per 3 anni, sono state introdotte misure per l’uscita anticipata dal mondo del lavoro, avendo maturato alcuni requisiti personali.

I due sistemi principali sono:

Quota 100

La quota in oggetto prevede che si abbiano requisiti pensionistici di almeno 62 anni di età anagrafica e almeno 38 anni di contributi versati.

Sono previste penalizzazioni sulla rata di pensione, da percepire in relazione alla quantità di anni contributivi versati. In sostanza, chi ha solo 38 anni di versamenti avrà maggiori penalizzazioni di chi ha maturato 40 anni di versamenti, etc.

Sono previste finestre di uscita dal lavoro di circa 3 mesi.

Chi aderisce alla pensione con quota 100 non potrà mai più cumulare in futuro altri redditi da lavoro dipendente/autonomo. Si possono, eventualmente, cumulare solo redditi da lavoro occasionale nel limite di € 5.000,00 anno.

 

Opzione Donna

I requisiti sono quelli di avere almeno 58 anni di età anagrafica per le lavoratrici dipendenti e di 59 anni per le lavoratrici autonome, e almeno 35 anni di contributi versati. I requisiti, per il 2019, devono essere essere stati raggiunti entro dicembre 2018.

Anche in questo caso, vi sono penalizzazioni economiche per l’uscita anticipata dal lavoro e, il divieto futuro di cumulo con redditi da lavoro dipendente/autonomo, sempre con possibilità di avere redditi occasionali fino a € 5.000,00.

Conciliazione vita-lavoro: sgravi contributivi per le aziende

Il Ministero del lavoro e il Ministero dell’economia e finanze, con decreto del 12 settembre 2017, ha dato attuazione, a quanto disposto dall’art. 25 del D.Lgs. n. 80/2015, con cui si demandava a un decreto interministeriale  la definizione dei criteri e delle modalità per l’assegnazione di sgravi contributivi alle aziende che, stipulano accordi di secondo livello finalizzati all’istituzione di interventi in materia di conciliazione tra vita professionale e vita privata.

L’art. 25 del D.Lgs. n. 80/2015, oltre aver disposto la copertura finanziaria, ha fissato quanto segue:

  • la dote finanziaria è destinata alla promozione della conciliazione dei tempi di vita professionale con i tempi di vita privata attraverso la stipula di accordi collettivi di secondo livello (aziendali e/o territoriali);
  • con decreto interministeriale devono essere definite le azioni, le misure di conciliazione ammesse e le modalità di utilizzo delle risorse finanziarie e le modalità per accedervi.

Il Decreto 12 settembre 2017 , ha attuato la predetta disposizione, stabilendo quanto segue:

  • Destinatari: datori di lavoro del settore privato;
  • Beneficio: assegnazione di uno sgravio contributivo;
  • Necessità di un accordo collettivo: per poter accedere al beneficio, occorre sottoscrivere contratti collettivi aziendali/territoriali (periodo fissato dal decreto per la sottoscrizione dei contratti: 1.1.2017-31.8.2018). Gli stessi contratti, devono essere depositati presso l’ispettorato territoriale del lavoro (INL) competente, in via telematica.
  • Contenuto dei contratti collettivi/misure conciliative:
    I contratti collettivi devono stabilire misure, di conciliazione tra vita professionale e privata, innovative e migliorative rispetto a quanto già previsto sia dai CCNL di riferimento sia dalle disposizioni normative vigenti.
    In ogni caso, per poter essere ammessi al beneficio occorre che nei contratti sottoscritti, siano individuate un numero minimo di due misure tra quelle sotto riportate, di cui almeno una tra le aree di intervento A) o B).
    In particolare:
    A) Area di intervento genitorialità
    – estensione temporale del congedo di paternità, con previsione della relativa indennità;
    – estensione del congedo parentale, in termini temporali e/o di integrazione della relativa indennità;
    – previsione di nidi d’infanzia/asili nido/spazi ludico-ricreativi aziendali o interaziendali;
    – percorsi formativi (e-learning/coaching) per favorire il rientro dal congedo di maternità;
    – buoni per l’acquisto del servizio di baby sitting.
    B) Area di intervento flessibilità organizzativa
    – lavoro agile;
    – flessibilità oraria in entrata e uscita;
    – part-time;
    – banca ore;
    – cessione solidale dei permessi con integrazione da parte dell’impresa dei permessi ceduti.
    C) Welfare aziendale
    – convenzioni per l’erogazione di servizi time saving, ovvero servizi che fanno risparmiare tempo ai dipendenti (esempi: spesa; lavanderia; consulenze fiscali; ecc.)
  • Determinazione del beneficio:
    L’ammissione al beneficio potrà avvenire nel limite delle risorse finanziarie stanziate, in particolare:
    – Anno 2017: € 55.200.000;
    – Anno 2018: € 54.600.000.
    Il beneficio potrà essere richiesto una sola volta nell’ambito del biennio di validità.
    L’ammontare del beneficio non può superare il seguente importo: imponibile previdenziale dichiarato nell’anno civile precedente la domanda x 5%. In ogni caso, l’ammontare del beneficio sarà calcolato direttamente dall’INPS, sulla base delle dichiarazioni contributive regolarmente presentate, in funzione delle risorse finanziarie disponibili nell’anno, del numero dei datori di lavoro e della forza aziendale media.
  • Procedura:
    Per accedere al beneficio, i datori di lavoro, devono inoltrare apposita istanza telematica all’INPS. L’istanza potrà essere presentata a decorrere da 17.10.2017, e entro:

          – 15 novembre 2017, per i contratti depositati entro il 31 ottobre 2017 (risorse anno 2017);

          – 15 settembre 2018, per i contratti depositati entro il 31 agosto 2018 (risorse 2018).

L’istanza deve contenere i dati aziendali, la data di sottoscrizione del contratto aziendale, la data di avvenuto deposito del contratto aziendale (all’INL, procedura telematica), la dichiarazione di conformità del contratto aziendale.

L’ammissione al beneficio, dovrà avvenire entro il trentesimo giorno successivo al termine ultimo per la trasmissione dell’istanza (vale a dire: 15 dicembre per l’anno 2017; 15 ottobre per l’anno 2018).

Il Ministero del lavoro ha precisato che, attraverso il portale Cliclavoro, l’utente dovrà accedere con le sue credenziali in qualità di azienda e compilare un form online, inserendo i dati dell’impresa firmataria e le informazioni relative al contratto aziendale. Al termine della compilazione, sarà possibile effettuare il caricamento del contratto. Una volta completata la procedura di deposito, il contratto sarà automaticamente trasmesso all’ITL competente.

A.N.F. Assegno per Nucleo Familiare

L’assegno al nucleo familiare (ANF) è una prestazione a sostegno del reddito destinata a famiglie con redditi inferiori a determinati limiti, annualmente stabiliti. L’ammontare dell’assegno, unico per l’intero nucleo familiare, è calcolato in misura differenziata in relazione alla composizione e al reddito complessivo del nucleo.

Possono beneficiare dell’ANF i nuclei dei lavoratori dipendenti (compresi i contratti di apprendistato, lavoro a tempo parziale e a domicilio). La prestazione di ANF è estesa anche ai lavoratori parasubordinati iscritti alla Gestione Separata INPS (tenuti al versamento del contributo aggiuntivo). L’assegno al nucleo spetta anche ai lavoratori stranieri presenti in Italia con lo status di rifugiati politici (sia per loro che per i familiari residenti all’estero), nonché ai lavoratori extracomunitari regolarizzati (NON hanno diritto, invece, i lavoratori extracomunitari titolari di permesso di soggiorno per lavoro stagionale).

Possono rientrare nel nucleo familiare, ai fini della prestazione:

  • coniuge non legalmente ed effettivamente separato;
  • figli ed equiparati di età inferiore a 18 anni (senza limiti di età qualora siano inabili assolutamente e permanentemente a proficuo lavoro);
  • i fratelli, le sorelle e i nipoti di età inferiore ai 18 anni (senza limiti di età se inabili assolutamente e permanentemente a proficuo lavoro e, nel caso in cui essi siano orfani di entrambi i genitori e non abbiano conseguito il diritto a pensione ai superstiti).

L’erogazione dell’ANF è subordinata, in alcuni casi, all’autorizzazione da parte dell’ INPS. Il lavoratore deve richiede di poter includere nel proprio nucleo familiare alcuni soggetti in condizioni particolari. Tali soggetti sono i seguenti:

  • figli ed equiparati di coniugi divorziati o separati legalmente;
  • figli naturali (propri e del proprio coniuge) legalmente riconosciuti dall’altro genitore;
  • figli del coniuge nati da precedente matrimonio sciolto per divorzio;
  • figli o equiparati di età compresa tra i 18 e i 21 anni, purché studenti o apprendisti, in nuclei con più di 3 figli o equiparati di età inferiore a 26 anni;
  • nipoti minori a carico del richiedente nonno/a;
  • fratelli, sorelle e nipoti del richiedente orfani di entrambi i genitori;
  • familiari di cittadino italiano o straniero residenti all’estero;

La presentazione delle domande di autorizzazione, come ormai quella della richiesta ANF, deve avvenire, esclusivamente, attraverso ai servizi telematici INPS (dopo essersi muniti di PIN) o rivolgendosi ai Patronati.

Il reddito familiare, è costituito dalla somma di tutti i redditi conseguiti dai componenti del nucleo familiare, nell’ anno solare precedente il 1° luglio di ciascun anno. Tale reddito di riferimento rimane valido per la corresponsione dell’ANF fino al 30 giugno dell’anno successivo. Sono computati i redditi di qualsiasi natura assoggettabili ad IRPEF (redditi da lavoro, da pensione, da prestazioni temporanee quali disoccupazione, CIG, malattia, ecc., redditi di lavoro autonomo, da fabbricati, da terreni) percepiti in Italia o all’estero.

Sono, invece, esclusi dal reddito familiare il TFR (anticipazioni e acconti), l’ANF, l’indennità di trasferta (per la parte non assoggettabile ad IRPEF), rendite vitalizie INAIL, pensioni di guerra e tabellari ai militari di leva vittime di infortunio e indennità di accompagnamento agli invalidi.

L’ANF non spetta se la somma dei redditi da lavoro dipendente (di tutto il nucleo familiare) risulta essere inferiore al 70% del reddito familiare complessivo.

I livelli di reddito utilizzati per la quantificazione dell’importo di ANF vengono, con effetto dal 1° luglio di ciascun anno, rivalutati in misura pari alla variazione della percentuale dell’ indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati accertato dall’ ISTAT.

L’ANF spetta, oltre che per la normale prestazione lavorativa, anche per:

  • i periodi di ferie e per le festività nazionali e gli altri giorni festivi, escluse le domeniche;
  • per tutti i periodi di lavoro prestato, compresi il periodo di prova e il periodo di preavviso di licenziamento;
  • i periodi di assenza dovuti a infortunio sul lavoro o malattia professionale per un massimo di 3 mesi;
  • i periodi di malattia per i quali viene corrisposta l’indennità o la retribuzione (comprese le giornate di carenza);
  • i periodi di astensione obbligatoria o facoltativa;
  • i periodi di assenza per malattia del bambino;
  • il periodo di assenza dal lavoro per congedo matrimoniale;
  • i periodi di integrazione salariale (per i lavoratori non agricoli);

L’ANF spetta per ogni settimana (6 giorni) se il lavoratore ha effettuato almeno 24 ore (se operaio) e 30 ore (se impiegato). Se il limite settimanale non viene raggiunto, l’ANF spetta per ogni giornata effettivamente lavorata. Per i lavoratori a tempo parziale, l’ANF spetta per l’intera settimana nel caso in cui non abbia prestato meno di 24 ore. In caso di, prestazione lavorativa inferiore a 24 ore l’ANF spetta per le giornate in cui vi è stata l’effettiva prestazione lavorativa.

Il diritto del lavoratore alla percezione dell’ANF si prescrive nel termine di 5 anni (tale termine decorre dal 1° giorno del mese successivo a quello nel quale è compreso il periodo di lavoro cui l’ANF si riferisce). Anche, il datore di lavoro, ha diritto di richiedere all’INPS il rimborso degli ANF arretrati erogati ai propri dipendenti, nei termini dei 5 anni.

Nuovi Voucher per le Famiglie

Riparte il lavoro occasionale relativo alle persone fisiche, debutta il «libretto famiglia». La legge 23 giugno 2017, n. 96, copre il “vuoto normativo” creatosi dopo la soppressione dei voucher.

IL LIBRETTO DI FAMIGLIA

Per le collaborazioni familiari viene istituito il «libretto di famiglia», una modalità attraverso la quale le persone fisiche (al di fuori dall’esercizio di attività professionali o d’impresa ed entro i limiti economici previsti) possono richiedere a tutti i soggetti di svolgere prestazioni di lavoro occasionale esclusivamente per le seguenti attività:

• piccoli lavori domestici, compresi lavori di giardinaggio, pulizia o manutenzione;

• assistenza domiciliare ai bambini e alle persone anziane, ammalate o con disabilità;

• insegnamento privato supplementare.

Le differenze con i precedenti voucher utilizzati in ambito familiare sono sostanziali, in quanto in passato erano richiesti esclusivamente requisiti di carattere economico, senza ulteriori condizioni  relative alle attività cui poteva essere adibito il lavoratore.

Mediante il «libretto di famiglia» viene erogato il contributo per l’acquisto di servizi. Si presenta, quindi, come un libretto prefinanziato, che gli utilizzatori acquistano attraverso una piattaforma informatica Inps (o presso gli uffici postali), che consente di richiedere le prestazioni di lavoro occasionale descritte in precedenza, remunerandole attraverso la consegna del buono. Il pagamento dei compensi ai prestatori viene effettuato mensilmente dall’Inps.

Importante è sottolineare che, l’acquisto e la riscossione presso altri soggetti (come tabaccherie) non sono più consentiti.

Ogni libretto di famiglia contiene titoli di pagamento di valore nominale pari a 10 euro, utilizzabili per compensare prestazioni di durata non superiore a un’ora. L’utilizzatore può richiedere più libretti di famiglia nel corso del tempo a seconda delle proprie esigenze. Pertanto, come confermato dall’Inps, il costo totale per l’utilizzatore per ogni ora di lavoro è di 10 euro, mentre al prestatore verranno erogate dall’Inps 8 euro. La differenza di 2 euro sarà così distribuita: Gestione separata Inps 1,65 euro, il premio dell’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali 0,25 euro e un importo di 0,10 euro viene destinato al finanziamento degli oneri gestionali).

Il singolo prestatore di lavoro può ricevere, per le prestazioni complessivamente rese in favore del medesimo utilizzatore, compensi di importo non superiore a 2.500 euro nel corso di un anno civile (1 gennaio – 31 dicembre). L’importo da considerare ai fini della verifica dei limiti è il compenso netto ricevuto dal prestatore, a prescindere dal costo complessivo per l’utilizzatore. Pertanto, nel caso del libretto di famiglia, si terrà conto del compenso netto che andrà al prestatore, ovvero 8 euro.

In caso di superamento del limite, il rapporto si trasforma in un rapporto a tempo pieno e indeterminato.

ADEMPIMENTI

Nella fase iniziale il prestatore e l’utilizzatore dovranno effettuare la registrazione e svolgere gli adempimenti previsti su un’apposita piattaforma informatica Inps. La registrazione è indispensabile sia per gli utilizzatori ai fini della richiesta del libretto di famiglia, sia per il prestatore affinché possa essere successivamente identificato dall’Inps per il pagamento dei compensi.

Il pagamento del libretto di famiglia avviene mediante un sistema elettronico attraverso la predetta piattaforma informatica oppure presso gli uffici postali (è possibile effettuare i pagamenti anche utilizzando il modello di versamento F24).

Non è prevista alcuna comunicazione preventiva. Gli utilizzatori del libretto di famiglia devono effettuare la comunicazione mensilmente entro il giorno 3 del mese successivo a quello in cui è stata svolta la prestazione lavorativa, con la finalità di fornire all’Inps le informazioni necessarie per procedere al pagamento delle prestazioni e all’accredito dei contributi. La comunicazione deve essere effettuata attraverso la piattaforma informatica Inps, e dovrà contenere: dati identificativi del prestatore, compenso pattuito, luogo di svolgimento e durata della prestazione e ogni altra informazione necessaria ai fini della gestione del rapporto.

A seguito di tale comunicazione, il prestatore riceverà contestuale notifica attraverso una comunicazione di SMS o di posta elettronica. L’Istituto, entro il 15 del mese successivo, dovrà procedere al pagamento del compenso al prestatore, all’accreditamento dei contributi previdenziali sulla posizione contributiva del prestatore e al trasferimento all’Inail il 30 giugno e il 31 dicembre di ciascun anno, dei premi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, nonché dei dati relativi alle prestazioni di lavoro occasionale del periodo rendicontato.

Congedo di maternità (parte dipendenti)

Il congedo di maternità è il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro, riconosciuto alla lavoratrice durante il periodo di gravidanza e il periodo immediatamente successivo al parto . Durante il periodo di assenza obbligatoria dal lavoro la lavoratrice percepisce un’indennità economica in sostituzione della retribuzione. Il diritto al congedo ed alla relativa indennità spettano anche in caso di adozione o affidamento di minori.
In presenza di determinate condizioni che impediscono alla madre di beneficiare del congedo di maternità, il diritto all’astensione dal lavoro ed alla relativa indennità spettano al padre (congedo di paternità).

Il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro comprende:

prima del parto

  • i 2 mesi precedenti la data presunta del parto (salvo flessibilità) e il giorno del parto
  • i periodi di interdizione anticipata disposti dall’azienda sanitaria locale (per gravidanza a rischio) oppure dalla direzione territoriale del lavoro (per mansioni incompatibili)

dopo il parto

  • i 3 mesi successivi al parto (salvo flessibilità) e, in caso di parto avvenuto dopo la data presunta, i giorni compresi tra la data presunta e la data effettiva.
  • In caso di parto anticipato rispetto alla data presunta, ai tre mesi dopo il parto si aggiungono i giorni non goduti prima del parto;

 

In caso di:

  • parto gemellare la durata del congedo di maternità non varia;
  • adozione o affidamento di minore, di cui alla legge 184/1983, il congedo di maternità spetta per i 5 mesi successivi all’effettivo ingresso in famiglia del minore adottato o affidato preadottivamente nonché per il giorno dell’ingresso stesso;
  • interruzione di gravidanza che si verifica dopo i 180 giorni dall’inizio della gestazione, nonché in caso di decesso del bambino alla nascita o durante il congedo di maternità, la lavoratrice ha diritto ad astenersi dal lavoro per l’intero periodo di congedo di maternità salvo che la stessa non si avvalga della facoltà di riprendere l’attività lavorativa;

 

Durante i periodi di congedo di maternità (o paternità) la lavoratrice (o il lavoratore) ha diritto a percepire un’indennità economica pari all’80% della retribuzione giornaliera calcolata sulla base dell’ultimo periodo di paga scaduto immediatamente precedente l’inizio del congedo di maternità. Di norma, l’indennità è anticipata in busta paga dal datore di lavoro.

 

 

 

 

Alternanza scuola-lavoro

Il concetto di base è  semplice: imparare la teoria e applicarla direttamente sul luogo di lavoro. Oggi la si chiama “Alternanza scuola-lavoro”, e si tratta di una metodologia didattica che consente agli studenti che frequentano gli istituti di istruzione superiore di svolgere una parte del proprio percorso formativo presso un’impresa o un ente.

L’azienda, ma anche associazioni sportive e di volontariato, enti culturali e istituzioni possono diventare partner educativi della scuola per sviluppare esperienze di apprendimento coerenti alle attitudini di ogni ragazzo/a tra i 15 e i 18 anni.

E’ stato chiarito che agli studenti di minore età in “alternanza” non si applica la Legge 977/67 e s.m.i. che tratta della “Tutela del lavoro dei bambini e degli adolescenti”, perché questa si riferisce espressamente ai casi in cui esiste un rapporto di lavoro, situazione non ravvisabile per gli studenti in alternanza scuola lavoro.

I percorsi di alternanza si basano su una convenzione stipulata tra le scuole e le strutture ospitanti. All’interno di essa devono essere definite le finalità del percorso  di alternanza con particolare attenzione alle attività da svolgersi durante l’esperienza di lavoro, alle norme da osservare, all’indicazione degli obblighi assicurativi al rispetto della normativa sulla privacy e sulla sicurezza sul lavoro.

Per dare avvio ai percorsi di Alternanza scuola lavoro è necessario identificare le scuole esistenti sul proprio territorio accedendo alla banca dati Miur dal nome “Scuola in chiaro“. Ma anche le imprese possono rendere più semplice la loro individuazione da parte di scuole e studenti: iscrivendosi al Registro nazionale per l’alternanza scuola lavoro.

Avvenuto l’incontro tra i due soggetti, diviene obbligatoria la stipula dei seguenti atti negoziali:

  • la Convenzione tra la scuola e la struttura ospitante, dalla quale risultino le reciproche condizioni  di svolgimento del percorso formativo
  • il Patto formativo con cui lo studente si impegna a rispettare determinati obblighi e a partecipare alle attività previste nel percorso formativo personalizzato.

Al riguardo è bene sottolineare che la struttura ospitante ha facoltà di interrompere il percorso di alternanza dello studente inadempiente agli obblighi assunti con il Patto formativo.

Lo studente potrà contare all’interno dell’azienda su un tutor, designato dalla struttura ospitante tra i suoi dipendenti o collaboratori esterni. Il tutor aziendale avrà il compito di collaborare con il tutor interno individuato dalla scuola ai fini della progettazione, organizzazione e valutazione dell’esperienza di alternanza; dovrà, inoltre, facilitare l’inserimento dello studente nel contesto operativo garantendo l’informazione/formazione sui rischi specifici aziendali e, al termine dell’esperienza di alternanza scuola lavoro redigere un report sull’attività svolta dallo studente, fornendo alla scuola gli elementi utili a valutare l’efficacia del percorso e i risultati raggiunti.